mercoledì, ottobre 26, 2005

Rossi e l’emergenza rifiuti: «Due vie compatibili, pronti a entrare nell’impianto di Schieppe»

«Differenziata? Sì, ma anche inceneritore»

Il presidente di Aspes Multiservizi Lorenzo Rossi dice la sua sullo scottante tema dei rifiuti, ragionando su raccolta differenziata e termovalorizzazione non intesi come alternative, ma come possibili complemwnri di un’unica politica.
«Si è convenuto con le amministrazioni comunali socie di Aspes - spiega Rossi - che la percentuale di raccolta differenziata che negli ultimi anni si era attestata attorno ai 23%, con la modalità sin qui perseguita difficilmente avrebbe potuto farci raggiungere gli obiettivi posti dalla politica ambientale dei comuni e cioè il 37%. Da qui nasce l’esigenza di un nuovo percorso non sperimentale ma duraturo. Accanto al tradizionale centro multiraccolta di via dell’Acquedotto è stato istituito il servizio nel territorio delle varie circoscrizioni attraverso la presenza dell’ecomobile, iniziativa che tende ad agevolare a favorire i cittadini che conferiranno in date prestabilite materiale differenziato, altresì sono state aumentate nella città in queste settimane i contenitori per detto materiale, nella misura di 250 cassonetti, infine daremo vita da gennaio 2006 alla raccolta rifiuti differenziata nei quartieri Colombarone, Vismara, Cattabrighe con la tecnica del porta a porta, sistema poi che sarà adottato nell’arco della durata nel progetto a tutta la città». La termovalorizzazione finisce nel cassetto? «Ho sempre sostenuto che la raccolta differenziata non è alternativa alla termovalorizzazione, così come ho tante volte detto che un impianto siffatto deve essere pensato per il territorio provinciale e non per l’ambito gestito da Aspes Multiservizi. In ogni caso una raccolta differenziata come quella che metteremo in campo avrà come effetto immediato il prolungamento della nostra discarica, tempo che consentirà alle istituzioni di definire le future localizzazioni e le future modalità di smaltimento». Recentemente Aspes, Aset e Megas hanno istituito un presidio sulle energie rinnovabili, cosa significa? «Le aziende di servizi pubblici locali non possono restare estranee alle nuove problematiche alle opportunità di sviluppo che le energie rinnovabili ci pongono, d’ora in avanti le tre aziende opereranno in sintonia ponendosi da subito ad essere un osservatorio operativo (sulle biomasse, sul solare, sull’eolico), sperando ovviamente che il vento soffi a favore». Vuol dire che sareste disponibili ad entrare a Schieppe? «Penso che dovremo essere disponibili se ci fossero tutte le condizioni ivi compresa la redditività dell’investimento, certamente non da soli ma con l’imprenditoria disponibile. La nostra presenza credo possa anche essere utile a dare qualche garanzia in più, che non guasta in questi casi».
E i comitati? «Abbassare i toni, azzerare tutto e poi ricominciare e poiché mi è nota la sindrome nimby legata alle impiantistica ambientale, occorrerà nominare un superpartner, un mediatore del conflitto. L’idea che la politica ambientale sia un gioco in cui uno vince e un altro perde deve essere sostituita dall’idea che tutti possono avere vantaggi». La società unica come procede? «Continuo a sostenere che dal punto di vista aziendale la maxiutility è una aggregazione che s’ha da fare, attenti a non perdere questa importante occasione per il territorio e il suo sviluppo. Sta alle proprietà definire le giuste modalità». E in questo contesto, presidente, come si colloca Aspes? «A conferma dei risultati positivi espressi in questi ultimi anni c’è una valutazione significativa ed importante per la proprietà dato dal valore che l’advisor ci ha assegnato nel processo di fusione, cioè il 62%. Aspes Multiservizi vale molto anche se per molti non dovrebbe».

(Il Messaggero)