L'associazione di promozione sociale Metauro Nostro - Cultura e Territorio di Montefelcino, iscritta nel registro regionale con decreto n. 258 del 10.11.04, ha tra i suoi principali obiettivi la salvaguardia del territorio e dell'ambiente, promuove una crescita il più possibile equilibrata e sostenibile. Proprio perchè sono temi generali e importanti ci interessa intervenire anche sulle scelte che riguardano l'intera valle del Metauro. Le scelte sulla produzione di energia , sullo smaltimento dei rifiuti e sulle nuove cave possono condizionare la vita di molti e non possono essere affidate solo agli interessi di settore. Una delle ragioni della nascita dell'associazione è stata anche quella di impedire, per quanto possibile, il degrado già iniziato nella nostra valle esageratamente interessata da una crescita edilizia soprattutto industriale e commerciale che, se continuerà così, ci porterà seri problemi. Avremo problemi di integrazione con gli extracomunitari, occorreranno più risorse naturali (acqua, cave ), peggiorerà l'ambiente, ci saranno sempre più rifiuti e avremo sempre più bisogno di energia. Tutto questo senza puntare al risparmio energetico. Anzi si sta andando proprio nella direzione opposta, dell'aumento dell'offerta, proprio come la centrale termoelettrica di 22 Mwe proposta ad Orciano. L'associazione è contraria al progetto della realizzazione della centrale termoelettrica a Biomasse di Orciano per i seguenti motivi : ( le osservazioni che seguono derivano dalla consultazione di norme, di pubblicazioni e documenti specifici con il contributo dei cittadini.
Energetiche
- L'aumento dell'offerta elettrica pari a 22 Mwe che si andrà a realizzare con l'impianto proposto, senza aver prima perseguito tutti gli obiettivi che portano al risparmio energetico puntualmente prescritti nel fascicolo 5 del PEAR, equivale a non perseguire affatto gli obiettivi finali del PEAR stesso, mentre sarebbe più conveniente applicare integralmente quanto previsto dal decreto legislativo n. 192 del 19.08.2005 (attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia).
- L'aumento dell'offerta elettrica pari a 22 Mwe per i motivi sopra esposti andrà ad aggiungersi alla rete e non a sostituire l'energia da fonte fossile con il risultato che non ci sarà nessuna diminuzione di CO2 rispetto a quella che potrebbe fare il risparmio.
Di Informazione
- E' noto che la penetrazione delle biomasse nel mercato dell'energia dipende non solo da un'adeguata valorizzazione della componente energetica, ma anche da una puntuale pianificazione territoriale che tenga conto di fattori quali le caratteristiche geologiche e pedoclimatiche della zona in esame, le risorse potenziali, i conti economici delle colture, il mercato dei combustibili alternativi alla biomassa con destinazione energetica, il degrado ambientale della zona ecc. I problemi relativi alla tecnologia da adottare vanno esaminati dopo un'accurata verifica degli aspetti macroeconomici e macroecologici sopra esposti. Ora, si è saputo della centrale di Schieppe dopo molti mesi dall' AIA regionale e per puro caso e senza che sull'argomento biomasse si sia speso una parola nonostante il programma PROBIO iniziato nel 1999.
Produzione elettrica da biomasse
- Il rapporto sulla stato della bioenergia in Italia del 2002, prodotto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, evidenzia che gli impianti a biomasse per la produzione di energia elettrica superiori a 3 Mwe cominciano ad essere impianti industrialmente più appetibili di quelli con taglia inferiore, ma richiedono, già a 3 Mwe, ingenti quantitativi di biomassa non sempre disponibili in un bacino di dimensioni ragionevoli. Sta a significare che non solo l'impianto a 22 Mwe è del tutto insostenibile, ma anche che un impianto inferiore a 3 Mwe non avrà la ragionevole disponibilità di prodotti vegetali dai comuni della valle del Metauro. Il rendimento elettrico nel processo di conversione delle biomasse non supera normalmente il 25% per cui è fondamentale, da un punto di vista economico ed ambientale, massimizzare il recupero di calore di processo pari al 75% dell'energia immessa con il combustibile: questo non sempre è possibile, anche considerando che le possibili utenze termiche sono normalmente stagionali,e, per motivi ambientali, non localizzate vicino agli impianti. Il risultato economico è quindi spesso penalizzato dal mancato riutilizzo del calore residuo e se questa considerazione si unisce al rilevante costo della biomassa a bocca di impianto ( mediamente 5 Eurocent/Kg - stima 2002), si comprende il perchè tali tipi di impianti siano poco diffusi sul territorio nazionale. Tutti quelli esistenti, o per lo meno la maggior parte, sono nati grazie agli incentivi tariffari previsti dal Cip 6/92. Gli incentivi oggi in vigore sono costituiti dai Certificati Verdi, che danno un valore unico al KWh "verde", sia esso prodotto con sole e vento, piuttosto che con biomassa: per sole e vento visto che la fonte è gratuita, il valore del CV è sufficiente a garantire uno sviluppo economico del settore; per la biomassa invece no, per il costo che essa presenta alla fonte e per il rilevante costo di investimento necessario (circa 2.000.000 di Euro per Mwe di potenza elettrica installata). La centrale proposta ad Orciano da 80 MW termici per la produzione di 22Mwe mostra tutta la sua insostenibilità da ogni punto di vista: dalla biomassa agroforestale non sufficiente, alla non sostenibilità economica di eventuali prodotti dedicati agricoli e dall'impossibilità del completo utilizzo del teleriscaldamento. Si ricorda che una rete di teleriscaldamento è un sistema che distribuisce calore attraverso un fluido termovettore, acqua in pressione a 120°C, prodotta appunto dalla centrale termica con una rete lunga e articolata previa sostituzione delle caldaie tradizionali con scambiatori di calore in ogni singola utenza servita. Ma allora l'errore è stato anni fa quando il legislatore ha permesso l'installazione delle caldaia murali singole !. Probabilmente il teleriscaldamento in nuovi quartieri ancora da progettare e con la possibilità di ubicare in luogo condiviso la centrale ha una sua ragione. Non certamente nella valle del Metauro dove la speculazione edilizia ha pressochè occupato tutte le aree ragionevolmente disponibili e le abitazioni sono dotate di caldaia a gas.
CO2 risparmiato?
si potrebbe sostenere - come, peraltro, viene fatto per giustificare le sovvenzioni all'incenerimento - che, bruciando la sostanza organica ( che essendo composta principalmente di carbonio e idrogeno ha un certo potere calorifico) si produce energia elettrica e, di conseguenza, risparmio di petrolio ( quello che si sarebbe dovuto bruciare per produrre la stessa quantità di energia elettrica) questo è il classico equivoco sotto il quale si cela l'altra problematica legata al recupero energetico delle biomasse. A parità di energia elettrica "utile" prodotta, la CO2 in uscita da un inceneritore supera di ben due volte quella emessa da un corrispondente impianto a combustibili fossili, a causa della minore temperatura d'esercizio della combustione delle biomasse ( 900°C, contro i 1800°C dei combustibili tradizionali) e quindi l'efficienza della conversione energetica del calore in elettricità. C'è di più! Il risparmio del petrolio dovuto alla combustione dei rifiuti non è di un 1 Kg per ogni 5 Kg di biomasse, come si dedurrebbe dai rapporti dei rispettivi poteri calorifici (9 - 10.000 kcal del petrolio contro le 2000 kcal di diverse biomasse) bensì di un solo kg di petrolio risparmiato per ogni circa 7 kg di biomasse incenerite, proprio a causa del minor rendimento della combustione di quest'ultimi. Ed allora perchè per risparmiare petrolio dovremmo peggiorare l'inquinamento dell'aria ed innalzare la temperatura del pianeta molto di più di quanto non accadrebbe, sempre a parità di energia elettrica utile, utilizzando i combustibili tradizionali? Per sostituire un processo inquinante sarebbe infatti più logico utilizzare soprattutto le altre risorse davvero "rinnovabili" (sole, vento ad esempio). Da tempo, la produzione di CO2 derivante dalle attività umane, supera di gran lunga i quantitativi assorbiti dalle piante grazie alla fotosintesi. Dunque, la risposta da utilizzare con parsimonia dovrebbe essere l'aria piuttosto che il petrolio e quindi la proposta di sostituire il petrolio bruciando biomasse ci sembra un po' paradossale proprio per la bassissima efficienza energetica dell'incenerimento, rispetto alla CO2 prodotta. A questo occorre aggiungere la CO2 prodotta dai gas di scarico degli automezzi pesanti utilizzati per il trasporto ed anche per la raccolta delle biomasse che, considerando la quantità necessaria stimata variabile da 150.000 t/a a 300.000 t/a ( dipende dall'effettivo potere calorifico molto variabile dal tipo, lavorazione e caratteristiche delle biomasse, e dal rendimento dell'impianto), dovrebbero continuamente viaggiare per metà del territorio regionale o con la confinante Emilia Romagna.
Inquinamento Atmosferico
E' noto che i principali gas inquinanti nei fumi di un tipico impianto a biomassa sono i composti dell'azoto, dell'ossido di carbonio, degli idrocarburi incombusti, delle sostanze derivate dall'acido cloridrico e delle polveri. Tali inquinanti pur se sarà prevista una ottima combustione controllata e dei sistemi di filtraggio e abbattimento saranno inevitabilmente presenti e saranno nocivi per l'uomo e per l'ambiente. Esistono tutta una serie di dati scientifici ad esempio sul fenomeno delle polveri sottili recentemente pubblicato dall'OMS, o anche il registro dei tumori della Provincia di Pesaro che evidenzia un aumento di tumori alle persone che vivono sulla costa alle vie respiratorie per la presenza di tale inquinante in modo maggiore rispetto all'entroterra. Il particolato solido, cenere, fuliggine e inquinanti organici che possono assorbire più o meno sostanze nocive quali i residui della combustione, saranno ancora più pericolosi per la presenza dell' umidità tipica del fondovalle che concentreranno la ricaduta nei centri abitati vicini con gravi ripercussioni alla salute. Non solo, un altro aspetto da considerare nel caso di utilizzo eventuale, anche parziale, di colture dedicate sarà la presenza di inquinanti dovuti ai fertilizzanti per la crescita usati in agricoltura. Sarà infine il caso di valutare attentamente le comunicazioni della Commissione Europea gazzetta ufficiale n. C 322 del 17.11.2001 pag.0002-0018 sulle diossine, furani e PCB ritenuti particolarmente nocivi per l'uomo prodotti da una serie di processi chimici di combustione anche se ancora dati sulle fonti di contaminazione e di conseguenza anche le stime delle emissioni di sostanze pericolose sono alquanto incerte. Pur tuttavia, considerando che l'esposizione a quantità anche infinitesimali per lunghi periodi può ugualmente produrre effetti negativi alla salute, si raccomanda prudenza sugli impianti di combustione proprio per il principio della precauzione. In conclusione è proprio il caso di dire nulla si crea e nulla si distrugge tutto si trasforma e alla fine saremo il risultato delle nostre scelte. Occorre inoltre valutare il rischio traffico anche per l'aumento fisico degli automezzi pesanti in un sistema viario dove transitano contemporaneamente mezzi con diverse caratteristiche che porteranno all'aumento di incidenti stradali con ogni conseguenza immaginabile.
Rumore
- L'eventuale realizzazione dell'impianto industriale senza l'avvenuta applicazione da parte del comune di Orciano e dei comuni confinanti della classificazione acustica del territorio prevista dalla L.447/95 e L.R.n .28/01 e successive provvedimenti per la tutela dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico comporterà di fatto il non rispetto dei principi generali delle norme citate. In assenza di tale classificazione, le norme applicabili di riferimento (D.P.C.M. 1° marzo 1991), non tutelano infatti adeguatamente l'ambiente abitativo e l'applicazione tardiva della L.447/95 potrebbe produrre risultati diversi da quelli che avremmo oggi con il risultato di vanificare in parte gli scopi della norma e di causare danni anche economici alla collettività per l'adeguamento successivo delle opere a carico del comune. Al di là degli aspetti normativi e degli eventuali criteri differenziali da rispettare , succederà che il rumore dell'impianto nelle ore notturne (22.00-06.00) porterà grandissimi disagi, soprattutto in estate con gli infissi aperti, a moltissime famiglie che vivono nella zona perchè non potranno riposare come d'abitudine per il rumore delle ventole o di altre sorgenti sonore esterne. Si ricorda come per il criterio differenziale il TAR Veneto con sentenza sez. III, 07.10.2003 n.5123 ha stabilito che in mancanza di un piano di zonizzazione acustica comunale, non è utilizzabile, nella rilevazioni fonometriche, il criterio del livello differenziale di cui al DPCM 14.11.97, ma solo quello dei valori limite assoluti di cui al DPCM 1.03.91 !.
Acqua
- L'elemento primario della vita è l'acqua che non è inesauribile e pertanto deve essere utilizzata secondo delle priorità. L'acqua che la centrale consumerà sembra derivi dall'acquedotto comunale. Non siamo in grado di valutare e non conosciamo la potenzialità delle risorse idriche delle nostre zone in prospettiva, ma ricordiamo l'estate del 2003 quando la siccità ha messo a rischio l'agricoltura e preoccupato moltissimo le persone che hanno dovuto razionalizzare il consumo d'acqua in casa con il fiume Metauro in secca. E' quindi evidente che eventuali maggiori consumi "strutturali" dell'acqua dovranno avvenire solo se assolutamente necessari. Riteniamo che la centrale proposta da 22 Mwe non sia affatto necessaria per il maggior contributo che offrirà le tecniche del risparmio di energia.
Normativo
- L'eventuale impianto è classificato industria insalubre di 1° classe sensi art.216 T.U. leggi sanitarie e successive modifiche e pertanto non potrà essere localizzato vicino alle abitazioni o altri insediamenti. La valle del Metauro è oggettivamente ormai priva di spazi idonei a contenere tali attività insalubri.
- All'impianto in questione, a nostro avviso, non poteva applicarsi la procedura prevista per l'Autorizzazione Integrata Ambientale in quanto pare evidente si tratti di un nuovo impianto (centrale termoelettrica) e non adeguamento di un impianto esistente (impianto essiccazione).
(
Metauro.it)